Un esemplare dell'Astice Europeo nella vaschetta

Ripopolamento del mare con astice europeo

In aiuto ai nostri mari, ormai poveri dei pesci, arriva il fondo FEAMP, finanziando diverse strategie di ripopolamento. Una delle specie, che possa essere allevata anche con la tecnologia DINAQUA, è l’Astice Europeo, specie autoctona e di grande interesse commerciale.

Progetto dell’Università della Tuscia

Da febbraio di quest’anno su diversi siti Internet, ma anche su TG1 di pochi giorni fa si parla del progetto dell’Università della Tuscia, che ha l’obiettivo di ripopolare il mare con l’Astice Europeo e finanziato dal fondo FEAMP Misura 1.40, europeo e della Regione Lazio, destinato alla “Protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi marini e dei regimi di compensazione nell’ambito di attività di pesca sostenibili”.

Per questo progetto, sono stati posizionati intorno alle praterie di posidonia antistanti la foce del fiume Marta 60 Reef Ball, delle strutture in cemento eco-compatibile che con la loro forma a campana, cava e bucata permetteranno a tantissime specie marine di trovare una nuova casa al loro interno o sulla loro superficie. Rendendo al contempo più difficili le incursioni illegali di quei pochi pescherecci che ancora non dovessero aver capito che le praterie sommerse vanno rispettate, anche nel loro interesse…

I Reef Ball saranno quindi i guardiani ma anche i giardinieri della biodiversità. Grazie alla loro struttura verranno incrementate superficie, volume e complessità ecologica di queste aree importantissime. Questa maggiore disponibilità ambientale verrà sfruttata per incrementare il popolamento locale di una specie di rilievo per la pesca costiera, l’astice europeo, attraverso azioni di ripopolamento associate a questi substrati artificiali.

Comunicato del Comune di Tarquinia del 27 Febbraio 2021

Disappunto degli esperti

Tutto bene dunque? Sembra di no. Questa azione apparentemente meritoria ha suscitato molte polemiche del mondo scientifico, a tal punto, ch’è nata una petizione contro la continuazione e l’implementazione di questo progetto.

DINAQUA ha intervistato il Dott. Guido Beltrami, il quale da anni si occupa professionalmente delle azioni di rinaturalizzazione dell’ambiente marino e di interventi di difesa della costa con metodiche ecompatibili e sostenibili, e la Dott.ssa Daniela Cacciuto, co-fondatrice della nostra start-up, cercando di fare luce su questa spinosa situazione. Ecco i punti salienti espressi nell’intervista.

Responsabilità della filiera di gestione dei bandi

Non è il discorso esclusivamente del Lazio, ch’è un discorso limitato a sé, ma è un discorso di carattere generale, cioè:

quando si immerge un corpo in acqua che ha la funzione di proteggere e di rinaturalizzare un ambiente marino compromesso, è assolutamente fondamentale che il corpo sia certificato in qualità

Atto Camera dei Deputati, ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/00338-A/009 CAMERA

Perché può succedere che nel cemento possano essere aggiunte le sostanze per migliorare le performance fisiche del cemento stesso – gli scarti dei forni di acciaieria, ad esempio, con dei materiali che possono essere anche altamente tossici e nocivi – come si potrebbe aggiungere al cemento del materiale già nocivo di per sé per nasconderlo; addirittura si potrebbe mettere anche del materiale radioattivo – perché “tanto viene messo in fondo al mare”. Quindi il fatto della certificazione è fondamentale per dare la tranquillità che, venendo a contatto con un prodotto alimentare, e quindi con un prodotto che viene consumato dall’uomo, qualsiasi materiale messo sul fondo marino sia privo di sostanze tossiche, che possono quindi entrare nella catena alimentare.

Certificazione è fondamentale nella catena alimentare

Quello ch’è mancato nella regione Lazio è che l’Università della Tuscia definisca, che ci sia una certificazione del prodotto nominato nei giornali come un prodotto eco-compatibile. La certificazione risulta poi un tassello importante nella filiera di controllo: se si nota che il prodotto non sia conforme – c’è una responsabilità penale a carico di tutta la filiera che ha partecipato: dall’ingegnere, dall’ente di certificazione, a chi l’ha prodotto. Ecco perché l’aspetto della certificazione è fondamentale. Infatti fino al 2013 la regione Lazio aveva introdotto nei propri bandi questa specifica richiesta con molta lungimiranza.

Nell’ultimo bando però il requisito della certificazione non è stato richiesto obbligatoriamente, quindi è stata data l’opportunità a tutti – anche a chi faceva le cose non corrette – di poter partecipare senza essere perseguibili legalmente.

Qui non si può mettere in discussione il lavoro eseguito – perché sicuramente ha seguito i requisiti richiesti nel bando – ma c’è stato un errore della catena di gestione: perché – ripetiamo – nulla debba essere messo in acqua, per quanto riguarda prodotti che entrano direttamente nella catena alimentare del pesce, senza avere un certificato di qualità ed idoneità. Nel caso del calcestruzzo, attraverso queste certificazioni abbiamo la possibilità di conoscere esattamente i prodotti usati, la loro fonte e le loro caratteristiche, addirittura possiamo conoscere anche la qualità dell’acqua all’interno dell’impasto per vedere che sia un acqua idonea. Ricordiamoci, che si possono nascondere sostanze nocive dappertutto.

Speriamo, che le autorità competenti prendano atto delle nostre valutazioni, dando all’aspetto di certificazione il risalto che merita. Soprattutto perché è nota l’esistenza in Italia dei prodotti certificati per gli interventi di questo tipo. Siamo sicuri, che lo sappia anche l’Università della Tuscia, che ha condotto il progetto, e riteniamo – essendo parte della stessa filiera dei ricercatori – che sia un errore gravissimo ed ecco perché abbiamo preso la decisione di attirare l’attenzione degli enti pubblici responsabili.

Astice Europeo - Reef Ball - Campane di cemento pronte ad essere posizionate sul fondo marino
Campane di cemento da posizionare sul fondo marino

Attenzione al comportamento delle specie

La protezione ed il ripristino della biodiversità in areali compromessi pone una particolare attenzione al comportamento delle specie che interagiscono nello stesso ambiente.

Un aspetto importante, che ci lascia perplessi è quello di mettere in acqua una campana e sostenere che può fungere da tana per tutti gli animali di quell’area, astici compresi. Tutto ciò senza una reale valutazione delle caratterizzazioni delle singole specie. In particolare, l’immissione di giovani astici di pochi centimetri richiede molta attenzione in quanto, essendo questo crostaceo un cannibale – richiede assolutamente durante la muta un’area ristretta e destinata ad un esemplare unico, perché altrimenti – nella sua fase giovanile a causa del carapace ancora molle – può essere facilmente predato.

Le condizioni ideali per lo sviluppo di questa specie non sono quindi riscontrabili in un manufatto generico più o meno forato a forma di campana.

Tecnologia di ripopolamento del mare alternativa

La nostra alternativa è racchiusa in una corretta gestione delle risorse marine attraverso la creazione di areali specificamente dedicati e progettati allo sviluppo sostenibile delle risorse ittiche raggiungendo contemporaneamente l’obbiettivo di incrementare la biodiversità rinaturalizzando habitat marini altamente compromessi. Per questo motivo abbiamo sviluppato il Progetto UPI: unità produttiva ittica al servizio della piccola pesca costiera, che è il risultato concreto di questo nuovo approccio sostenibile alla risorsa marina.

Il concetto di ripopolamento estensivo che esprimiamo è molto articolato e complesso, ma rappresenta il futuro della sostenibilità ambientale armonizzato con lo sfruttamento.

Le grandi capacità tecniche produttive di ottenere risultati positivi nasce dal fatto che abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci per anni all’estero con diversi competitor internazionali, sino a definire le migliore tecnologie da utilizzare. Abbiamo partecipato ad una gara internazionale per un progetto da 13 milioni di dollari in Bahrein per progettare la più grande area di rinaturalizzazione del mar Arabico, allo scopo di incrementare la pesca del paese del 10%. La concorrenza era rappresentata da gruppi Australiani ed Americani. La società, incaricata di valutare i progetti presentati era la Atkins, con sede a Londra, che è una delle principali società di valutazione di progetti ambientali al mondo.

Dopo aver valutato il progetto italiano ha emesso un punteggio doppio rispetto alla concorrenza con una attenta esamina sia gli aspetti biologici e tecnici presentati nel progetto. Un aneddoto.

Futuro per la risorsa marina è nella sua corretta gestione

È una cosa che viene concepita adesso come un concetto innovativo, ma il futuro ci porta in direzione di un cambiamento epocale, cioè da attività di pesca indiscriminate ed allevamenti intensivi o iper-intensivi ad una gestione sostenibile e programmata nel rispetto dei delicati equilibri attraverso anche lo sviluppo di economie circolari nel mare.

Il futuro del nostro rapporto con il mare sta in una attenta gestione sostenibile di tutti gli aspetti specifici, sviluppando delle metodologie semplici ed efficaci che portino a generare nuove risorse sfruttando il potenziale energetico disperso in mare. Molte volte il surplus scaricato a mare potrebbe tranquillamente essere trasformato da inquinante in risorsa. È il concetto dell’economia circolare, dove per esempio, i fertilizzanti e l’inquinamento antropico dispersi in mare, alimentano la catena trofica che si sviluppa in aree opportunamente progettate, e sviluppando la fauna ittica. Azioni semplici e molto produttive che raggiungono più obiettivi sostenibili contemporaneamente Dott. Guido Beltrami

Solo attraverso ad un approccio sostenibile si potrà incrementare la risorsa ittica e contemporaneamente migliorare la vita lavorativa del pescatore che prevede il passaggio “da colui che preleva la risorsa naturale diventa gestore e sentinella del mare” un passaggio auspicato nei fondi europei per la pesca.

Authors & Credits

Esperti

Dott. Guido Beltrami, Partner del Consorzio Biotecnomares
Partner del Consorzio Biotecnomares

Dott. Guido Beltrami

Esperto di rinaturalizzazione dell'ambiente marino e di interventi di difesa della costa
Dr. Daniela Cacciuto
Capo squadra scientifica

Dott.ssa Daniela Cacciuto

Consulente per la Regione per tutti gli aspetti dell’acquacoltura in Sardegna

Foto copyright

© 2021 EtruriaNews – JPM INTERNATIONAL SRL

Info sull'autore

Ing. Katerina Kuzina

Ing. Katerina Kuzina

Team Leader della DINAQUA, di origine russa. Vivo il tema di Marketing strategico con tanta passione. Penso che divulgare le notizie sulla sostenibilità e le tecnologie nuove nel campo di acquacoltura faccia parte della nostra mission aziendale.